

Roma come non l’avete mai vista
Quando si pensa all’horror, di solito vengono in mente cittadine sperdute del Maine, castelli abbandonati o foreste immerse nella nebbia. Difficilmente si pensa a Roma.
Eppure, proprio qui sta la sfida che mi sono posta con Onirica: prendere una città che tutti credono di conoscere e mostrarne il volto nascosto.
Roma è immensa. È piena di storia, arte, chiese, monumenti e milioni di persone che ogni giorno vivono la propria routine. È una città che, almeno in apparenza, dovrebbe far sentire al sicuro. Ma basta osservare un po’ più attentamente per accorgersi che le cose non sono sempre come sembrano.
Ho sempre amato l’idea, cara anche a Stephen King, che il vero orrore non viva in luoghi lontani e irraggiungibili, ma proprio accanto a noi. Sul pianerottolo di casa. Dietro la porta del vicino. In quel corridoio buio che attraversiamo di notte per andare in bagno. Nei luoghi che conosciamo così bene da non guardarli più davvero.
Roma, sotto questo aspetto, è un terreno straordinario. È una città costruita su tremila anni di storia. Ogni strada, ogni muro e ogni pietra custodiscono qualcosa che è venuto prima di noi. Ci piace pensare che la tecnologia e il progresso abbiano cancellato superstizioni e misteri, ma non ne sono così sicura.
In Onirica i luoghi più comuni diventano scenari di incubi.
Una giostra per bambini può nascondere predatori ben peggiori di quelli delle favole.
Le tranquille sponde di un lago possono trasformarsi nel teatro di un antico rito sacrificale.
Un agriturismo immerso nel verde può celare segreti che sarebbe meglio non scoprire mai.
Persino gli elementi più ordinari della vita cittadina possono assumere un volto inquietante: un ascensore che si blocca tra due piani, una tromba delle scale troppo silenziosa, un appartamento da cui provengono rumori strani nel cuore della notte.
C’è però una differenza fondamentale rispetto all’horror americano. I romani non sono persone che scendono in cantina armati di candela per verificare uno strano rumore. Vivono dietro porte blindate, finestre protette da inferriate e anni di esperienza nel diffidare del prossimo. Per questo il pericolo non arriva quasi mai da una creatura nascosta nel bosco.
Arriva dalle persone.
Dal vicino che incroci ogni mattina.
Dal collega che ti sorride troppo.
Dal parente che ti invidia.
Da qualcuno che conosci e di cui ti fidi.
Perché il vero orrore non è quello che vive lontano da noi.
È quello che prende casa nel nostro stesso palazzo.

Gli animali vedono ciò che noi abbiamo dimenticato
Se c’è una cosa che ritorna spesso nelle mie storie, è il ruolo degli animali.
Non è una scelta casuale. Ho sempre pensato che gli esseri umani, nel tentativo di spiegare tutto attraverso la logica e la tecnologia, abbiano perso qualcosa lungo la strada. Gli animali, invece, conservano ancora una sensibilità che noi abbiamo dimenticato.
Quante volte abbiamo visto un cane fissare un punto nel vuoto apparentemente senza motivo? O un gatto osservare qualcosa che noi non riusciamo a vedere? Molti liquidano questi comportamenti come semplici stranezze. Io non ne sono così sicura.
Nelle storie di Onirica, gli animali sono le vere sentinelle del soprannaturale. Sono i primi ad accorgersi che qualcosa non va. Percepiscono presenze estranee, avvertono il pericolo e cercano, a modo loro, di mettere in guardia gli esseri umani.
Il problema è che gli esseri umani raramente ascoltano.
Ci lasciamo convincere dalle apparenze. Se una persona è ben vestita, educata e sorride nel modo giusto, tendiamo a fidarci. Gli animali no. Loro non guardano la maschera. Guardano ciò che si nasconde dietro.
Per questo, in alcuni racconti, cavalli, cani e altri animali percepiscono immediatamente la vera natura di creature che agli occhi degli uomini sembrano assolutamente normali. Sentono il marcio nascosto sotto il profumo, riconoscono il predatore dietro il sorriso.
In altri casi diventano guide. Quando il soprannaturale altera la percezione della realtà e gli esseri umani perdono l’orientamento, sono proprio gli animali a trovare la strada. Come se esistesse un linguaggio antico che non hanno mai dimenticato.
E poi ci sono i gatti.
Chi vive con un gatto sa che, a volte, sembrano appartenere a un mondo tutto loro. Nelle mie storie questa sensazione diventa realtà. Alcuni gatti si muovono sul confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, osservando ciò che gli uomini non possono vedere e accompagnando anime che hanno smarrito la strada.
Non è un caso che molte leggende attribuiscano agli animali un ruolo di protezione. Nelle mie storie questa idea ritorna spesso: il cane che difende, il lupo che veglia, il gatto che osserva silenzioso dall’ombra.
Mentre gli uomini discutono, dubitano e cercano spiegazioni razionali, gli animali sanno già.
Vedono il buio.
Riconoscono il Male.
E, molto spesso, sono gli unici a capire che il mostro è già entrato nella stanza.
Dietro le quinte di Onirica
Molti lettori mi chiedono da dove nascano le idee per i racconti di Onirica. La risposta più sincera è: purtroppo dal mio cervello.
Dico “purtroppo” perché una buona parte delle storie non è nata mentre prendevo appunti davanti a una tastiera o costruivo trame elaborate. È nata alle tre di notte, quando mi svegliavo di soprassalto dopo un incubo particolarmente vivace.
Molti racconti del libro affondano le radici proprio lì. Alcuni sono trascrizioni più o meno fedeli di sogni che mi hanno perseguitata per anni. Altri prendono spunto da episodi realmente accaduti e poi vengono contaminati dalla fantasia fino a diventare qualcosa di completamente diverso.
A dire il vero, il mio rapporto con il bizzarro è iniziato molto presto.
Quando avevo tre anni fui “aggredita” da una testa di manichino per parrucche. Almeno, così la ricordo ancora oggi. Mi cadde addosso e nella mia memoria infantile assunse immediatamente le sembianze di una creatura ostile decisa a inseguirmi. Probabilmente uno psicologo avrebbe molto da dire sull’argomento.
Anni dopo, intorno ai quattordici anni, mi capitò un episodio ancora più strano. Sognai di restare bloccata in un ascensore. Non un sogno generico: ricordo ancora l’ansia, i dettagli e la sensazione di impotenza. La sera successiva rimasi davvero bloccata in un ascensore. Nello stesso modo. Nello stesso contesto. Con la stessa inquietante sensazione di aver già vissuto quel momento.
Coincidenza?
Probabilmente sì.
Forse.
Credo.
Nella mia famiglia, però, queste cose non hanno mai suscitato troppo stupore. Mia bisnonna era considerata una “strega” dal vicinato. In realtà era una guaritrice popolare, una di quelle figure che un tempo erano comuni nei piccoli paesi e che si muovevano in quella zona grigia tra tradizione, superstizione e conoscenza pratica. Forse è anche da lì che arriva la mia passione per il mistero e per tutto ciò che sfugge alle spiegazioni più semplici.
Naturalmente Onirica è anche un grande omaggio alle storie che mi hanno accompagnata negli anni. Chi ama l’horror troverà tracce di Stephen King, Lovecraft, della saga di Alien e di molti altri autori e registi che hanno contribuito a formare il mio immaginario.
Ma c’è anche qualcosa di profondamente romano.
Perché scrivere horror ambientato a Roma comporta una difficoltà che gli autori americani non hanno: qui non esistono praticamente gli scantinati dei film horror. Un romano medio non sente un rumore inquietante e scende nel seminterrato armato di candela per controllare. Molto più probabilmente chiude la porta blindata, controlla lo spioncino e decide che il problema può aspettare domani mattina.
Infine, se dopo aver letto il libro vi è venuta voglia di visitare qualche luogo inquietante realmente esistente, vi consiglio la Cripta dei Cappuccini di Via Veneto. È uno di quei posti che dimostrano come la realtà, a volte, sia più macabra della fantasia.
Perché sì, esistono davvero lampadari, decorazioni e opere d’arte realizzate con ossa umane.
E no, non me lo sono inventato io.

Mappa degli Incubi Romani
- A due passi da Roma: Un gruppo di amici si sta recando a un matrimonio a Castel Gandolfo, ma un errore di percorso li porta su una strada lastricata che non dovrebbe esistere. Si ritrovano nel bel mezzo di un inquietante “Festival delle Epoche”, circondati da migliaia di persone in costumi storici. Quello che sembra un evento folkloristico si rivelerà un’esperienza che sfida le leggi del tempo e dello spazio.
- Bioagriturismo 100% naturale: Valeria è una donna segnata dal lutto che decide di partecipare alla presentazione dell’ultimo lavoro del marito, un illustratore di libri horror. Durante la cena in un agriturismo sulla Via Cassia, si accorge che gli “effetti speciali” del locale somigliano terribilmente ai disegni mostruosi del marito. Inizia così la scoperta di una silenziosa invasione aliena che si nasconde dietro prodotti biologici e chirurghi non umani.
- Nemesi: In una Roma del futuro, la medicina ha fatto passi da gigante con la chirurgia virtuale e le olomatrici. Tuttavia, durante un’operazione su una paziente con una rara anomalia cerebrale, la matrice olografica assume un’autocoscienza imprevista. L’ispettore Giraldi si troverà a dare la caccia a un essere ibrido, nato tra carne e circuiti, che amministra una giustizia spietata.
- Il mostro: Ambientato nel 1984, segue la storia di Selvaggia, una ragazzina addestrata dal padre all’uso delle armi e della difesa personale. Mentre un serial killer di adolescenti terrorizza i quartieri romani, Selvaggia decide di non restare a guardare. È un tesissimo horror psicologico urbano dove la vittima decide di trasformarsi in cacciatrice.
- I racconti del Gatto Nero: Questa sezione raccoglie storie legate a un misterioso e maestoso gatto nero che funge da guida tra il mondo dei vivi e quello delle anime.
- Gli orchi: Una giostra a Villa Gordiani nasconde gestori che sono in realtà mostri predatori di bambini.
- La gattara: Una donna spietata che cattura animali per la vivisezione riceve una lezione sovrannaturale in un ascensore che porta verso l’abisso.
- Cuore di lupo: Un vecchio cane randagio, in cui rivive lo spirito antico del lupo, ingaggia una battaglia mitologica contro un male strisciante per proteggere un bambino innocente.
Questi racconti trasformano la monumentale e rassicurante Roma in un teatro di ombre, dove il mostro non è più una creatura lontana, ma qualcuno che potrebbe abitare sul tuo stesso pianerottolo.






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